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La convenzione europea dei diritti dell'uomo, firmata a Roma il 4 novembre 1950 sotto l'egida del Consiglio d'Europa, ha predisposto un originale sistema di tutela internazionale dei diritti dell'uomo, offrendo ai singoli soggetti la facoltà di invocare il controllo giudiziario sul rispetto dei loro diritti. La Convenzione, successivamente ratificata da tutti gli Stati membri dell'UE, ha istituito diversi organi di controllo, insediati a Strasburgo:
•    una commissione, incaricata di istruire le istanze presentate da persone fisiche o da Stati membri;
•    la Corte europea dei diritti dell'uomo, che può essere adita dalla Commissione o dagli Stati membri, previo rapporto della Commissione stessa (in caso di composizione giudiziaria);
•    il comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, che svolge il ruolo di "custode" della CEDU e si pronuncia in merito alle controversie sulle violazioni della CEDU che non siano state trattate dalla Corte.

Il numero crescente di cause che vengono proposte alla Corte ha reso necessaria una riforma del meccanismo di controllo istituito dalla convenzione. Pertanto, gli organi sopra descritti sono stati sostituiti, il 1° novembre 1998, da un'unica Corte europea dei diritti dell'uomo. La semplificazione delle strutture ha consentito di accorciare la durata dei procedimenti e di accentuare la natura giurisdizionale del sistema.
ll tema dei rapporti tra CEDU e ordinamento interno e dunque, del rango della Convenzione nel nostro ordinamento, ha generato un acceso dibattito in dottrina ed in giurisprudenza, almeno fino all’intervento della giurisprudenza costituzionale nel 2007, successivamente rimessa in discussione in seguito all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
L’importanza della soluzione del tema del rango della Convenzione europea nell’ordinamento italiano deriva proprio dalla notevole portata evolutiva della CEDU con riferimento ad ogni settore del diritto interno.
Sul punto sono intervenute due sentenze della Corte Costituzionale del 22 ottobre 2007, la n. 348 e la n. 349.
La Consulta, al fine di risolvere il problema del rango della CEDU nell’ordinamento interno ha analizzato alcune disposizioni della Costituzione che si occupano dei rapporti tra lo Stato italiano e gli ordinamenti e gli organismi internazionali, ed in particolare, gli articoli 10, 11 e 117 Cost. (quest’ultimo riformato dalla legge cost. 3 del 2001).
L’articolo 10 sancisce l’obbligo di conformazione dell’ordinamento italiano “alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”.
È su tale evoluzione normativa che si è venuto, col tempo, a crearsi l'uso giuridico di rimettersi alle decisioni della Corte Europea per dirimere questioni sorte in territorio nazionale, con particolare attenzione ai casi che vedevano interessati il privato e gli organismi della P.A..
la Corte Europea è, infatti, numerose volte intervenuta decretando la condanna dello Stato Italiano per i numerosi disservizi patiti dai propri cittadini trovatisi, loro malgrado, vittime di una amministrazione lenta ed incancrenita.
Temi quali: “ trattamenti inumani”, la “lungaggine dei processi”, il “mal funzionamento della giustizia”  “ etc. etc.” sono stati il fulcro di numerosi ricorsi all'organismo europeo spesso conclusisi con il legittimo, per i cittadini, risarcimento dei danni subiti.
Il fine di questo portale è dunque quello di informare e coadiuvare il singolo cittadino/ impresa/ gruppo di persone, sulle possibilità, per ciascun membro della Comunità Europea, di adire alla competente Struttura Sovranazionale che all'oggi risulta essere la soluzione più adatta per la tutela del Cittadino contro gli “errori” dello Stato.
Attraverso questo portale, sarà dunque possibile entrare in contatto diretto con professionisti del settore, presenti sul territorio e dotati di specifica preparazione in materia, che, attraverso una attenta analisi dei singoli casi, saprà indirizzare ( illustrando le più recenti pronunce della Corte) e redazionare  ricorsi “ad hoc” in ragione delle singole casistiche prese in considerazione.
Chiunque fosse interessato può contattare :
- Studio Legale Ta.Na.Ra., con sede a Parma, alla via F. Tanara, n.13, nella persona dell’avv. Giuseppe Dellisanti e Francesco Savastano - cell: 3385335522; email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
- Avv. Giuseppe A. Fanelli, con studio a Grottaglie (TA), via Firenze, n.40 – tel: 0995637790;
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